A Benedetto Croce
| Pubblicato su: | Leonardo, anno V, fasc. 23, pp. 110-111 | ||
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| Data: | febbraio 1907 |

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Io aspettavo da Benedetto Croce una risposta filosofica alle obiezioni filosofiche eh' io mossi al suo libro su Hegel e sono rimasto un po' meravigliato trovando, invece, delle descrizioni sul tipo naturalistico, delle indicazioni di pali di confine e delle questioni di età. Infatti l'articoletto ch'egli ha consacrato all'ultimo n° del Leonardo nell'ultimo n° della Critica (V, 67-69) è volto a dimostrare questi tre punti:
1°) Che noi ci proponiamo cose troppo grandi e miriamo ad effetti «che tengono del meraviglioso», il che può essere, nello stesso tempo, una lode al nostro coraggio e una confessione dell'altrui mediocrità e prudenza.
2°) Che noi non facciamo ciò che fa B. Croce e che B. Croce non fa ciò che facciamo noi, il che, davvero, non abbisognava di esser dimostrato.
3°) Che noi non facciamo come B. Croce o non pensiamo come Hegel perchè siamo giovani, il che trasforma una questione filosofica in una questione cronologica.
Sui primi due punti sono quasi del tutto d'accordo con l'amico avversario ma non sul terzo che implica, mi pare, uno di quei criteri naturalistici di previsione de' quali egli stesso s'è beffato più volte. Se il raggiungimento della verità filosofica dipendesse dall'età non si capisce come tanti che il Croce trova grandi siano arrivati tanto presto a possederla e come tanti altri che il Croce reputa in errore non l'abbiamo mai posseduta, per quanto sian
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vissuti fino alla vecchiaia. Codesto ragionamento è, mi pare, dello stesso gener di quello dei lombrosiani i quali giudicano della presenza del genio dell'epilessia e della onestà dalla mancanza di certe anormalità del cranio.
Il Croce afferma che l'illusione dei giovani consiste nell'immaginare il mondo «come una pasta molle, che ognuno possa foggiare a suo capriccio». Non potrebbe darsi invece che ciò sia effettivamente vero per i giovani e che vada diventando realmente un sogno per i vecchi, semplicemente perchè questi non hanno più la forza necessaria per foggiare il mondo a loro volontà?
Benedetto Croce confessa di non esser più giovane ma si vanta di non esser ancor vecchio. In ogni modo egli è modesto e si contenta di far l'operaio. Non vogliamo distoglierlo da questa nobile professione ch'egli esercita, del resto, con tutta la diligenza e la serietà desiderabili. Non so come egli abbia immaginato che noi l'abbiamo tacitamente invitato a seguirci. Non passò mai per la nostra mente di proseliti un simile proponimento. Benedetto Croce fa bene quel che fa e fa bene a continuare ma noi, appunto perchè siamo noi, continuiamo a credere più importante ciò che facciamo.
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